Essere, o dover essere, questo è il dilemma

La sera del 20 febbraio 2015, presso il circolo ZOO - Contenitori culturali di Padova, il gruppo dei Pissacani ha ospitato un affollato e partecipato incontro con Francesco Codello, studioso di Francesco Codello parla di Educazione Libertariapedagogia e anarchia, fondatore della Rete per l'Educazione Libertaria e co-autore del libro "Liberi di imparare".

Tra citazioni e aneddoti di Godwin, Korczak, Tolstoj, Neill, Goodman, Ward ed altri ancora, il nostro gradito ospite ci ha accompagnati nell'esplorazione della contrapposizione, sia filosofica che pratica, tra il dover essere dell'educazione tradizionale autoritaria - nelle scuole, ma anche in alcuni contesti di home schooling - e l'essere della proposta educativa libertaria antiautoritaria - realizzata in quelle comunità educanti come speriamo possa essere a breve la nostra nonscuola -.

Nei contesti educativi abituali il processo educativo è infatti mosso dal desiderio da parte dell'adulto di formare il bambino secondo le proprie aspettative, dei canoni da lui considerati come giusti o percorsi desiderabili perché culturalmente rilevanti: un dover essere qualcosa, quindi, che l'adulto - sia esso genitore, precettore, insegnante - ha scelto come obiettivo da raggiungere per il bambino.

Da questo ne conseguono test, esami, voti per determinare l'aderenza del percorso del bambino a quanto impostogli dal mondo degli adulti, giudizi che estromettono l'errore e il dubbio come non funzionali e non produttivi, ansie da prestazione e corsa al titolo più economicamente vantaggioso o culturalmente sicuro per poter assumere una posizione lavorativa di rilievo, imponendosi sul percorso del figlio o allievo anziché lasciarlo libero di scegliere la propria personalissima strada, di ricercare la propria felicità anche se diversa da quanto prevista per lui dagli adulti ed essere ciò che desidera.

Conseguenza è anche l'imposizione nelle scuole di un unico curriculo, valido per tutti ed a cui tutti devono adeguarsi, ovvero l'insieme di programmazioni, materiali, competenze, concetti, argomenti, materie standardizzate, stabilite aprioristicamente senza tenere conto di desideri e interessi, personalità degli scolari, selezionando alcune materie a discapito di altre perché considerate più funzionali per formare futuri adulti utili e inquadrati nei meccanismi sociali contemporanei, procedendo linearmente nell'insegnamento per accumulo di nozioni su nozioni e determinandone rigidamente anche i tempi che i bambini dovrebbero impiegare per raggiungere determinate capacità e competenze - e se ciò non avviene, la tendenza corrente è di medicalizzare il bambino, quasi fosse un malato da curare -.

Viceversa, nelle esperienze di educazione libertaria esistono molti curriculi, tanti quanti sono i bambini dei quali viene valorizzata l'individualità unica ed irripetibile ed ai quali viene data l'opportunità di seguire i propri interessi senza limitarne l'ambito ad un ristretto sottoinsieme, ma spaziando invece verso attività altrimenti ritenute inutili o marginali (dalla coltivazione dell'orto alla musica, dalla cucina al teatro, dal gioco all'artigianato), apprendendo in un percorso a spirale, non lineare, in cui elemento fondamentale è l'incidentalità e l'apprendimento tramite errori e dubbi non previsti a priori dall'adulto, ma proposti dal bambino e affrontati insieme, accompagnandosi a vicenda nella ricerca di una risposta e superando quindi la dicotomia sapere dell'adulto/ignoranza del bambino. Logica conseguenza è anche il rifiuto nell'educazione libertaria all'aderenza dogmatica a metodi educativi specifici, anche se progressisti ed innovativi, perché non considerano a sufficienza le specificità individuali dei bambini e ragazzi, a favore dei quali casomai andrebbero utilizzati di volta in volta gli strumenti giusti attingendo da più pedagogisti di riferimento.

Questa distinzione di scopi e modi di intendere l'educazione è importante perché evidenzia l'adultocentrismo dell'educazione tradizionale e, per contro, la centralità del bambino nel percorso di formazione libertario: bambino che, come indica il titolo di un altro libro di Codello "Vaso, creta o fiore: né riempire, né plasmare ma educare", non andrebbe riempito di informazioni e competenze come fosse un vaso vuoto, né plasmato come creta secondo la nostra volontà, ma piuttosto accompagnato nel proprio essere intrinsecamente se stesso, così come un fiore è bello e noto per l'essere intrinsecamente un fiore e non altro.

Un momento del dibattito finaleQuesto rovesciamento, ovviamente, non è indolore perché, sebbene noi si sia in grado di criticarla, l'educazione ricevuta dai nostri genitori e nonni, dalle scuole e università che abbiamo frequentato ha plasmato la nostra mente inoculandovi come un fatto naturale l'autoritarismo, anche implicito, della cultura dominante nella società e che a nostra volta, in genere inconsciamente, caliamo su chi oggi è piccolo, ma domani sarà a sua volta adulto, perpetuando senza fine i medesimi schemi.

Gli accompagnatori di una comunità educante libertaria devono quindi compiere un grosso sforzo per liberarsi attraverso un proprio graduale percorso personale riflettendo sul proprio operato ed interagendo con gli altri accompagnatori nel riconoscere propri eventuali errori o deviazioni autoritarie difficili da notare per l'essere troppo coinvolti dalla situazione contingente o per il naturale attaccamento nei confronti dei bambini.

Tutto ciò avendo come traguardo il proporre e non l'imporre un'attività; il farsi da parte per lasciare spazio alla libera espressione dei bambini senza però trascurare d'essere attivamente a disposizione; lo spogliarsi delle maschere che abitualmente indossiamo per conformarci agli standard sociali, sperimentando, ricercando d'essere veri.

Come ha detto il nostro ospite, l'accompagnatore non può sapere tutto, fare tutto, essere perfetto, ma deve partire da ciò che è e conosce e da qui sviluppare una relazione onesta e vera con se stesso, con gli altri accompagnatori e, naturalmente, con i bambini e i ragazzi!

Noi Pissacani abbiamo pertanto previsto la nostra nonscuola libertaria in costituzione come un'esperienza di autoapprendimento graduale anche per i nostri accompagnatori, consapevoli che solo con la pratica e la riflessione quotidiana ci si possa veramente rendere conto di cosa cosa significhi LIBERTÀ di imparare, ma soprattutto di ESSERE! Non un esperimento, quindi, sulla pelle dei bambini, dei ragazzi, delle loro famiglie, ma un processo di dispiegamento passo dopo passo, senza traumi, senza salti nel vuoto, della piena potenzialità di un educare libertario.

L'incontro si è concluso con molte domande da parte degli interessati, sia rivolte al nostro ospite che a noi Pissacani: a molte di queste domande contiamo di dar risposte esaurienti col prossimo incontro pubblico il prossimo 20 marzo, durante il quale presenteremo il nostro progetto.

Vi aspettiamo numerosi!

Per i Pissacani, Alice