Prendere coscienza per superare le paure

Semi di pissacani

La sera del 20 marzo 2015, noi, gruppo de i Pissacani per l'educazione libertaria a Padova, abbiamo organizzato presso il circolo ARCI "ZOO - Contenitori culturali" la terza conversazione invernale, presentando il nostro progetto di nonscuola libertaria.

Quest'incontro era stato preceduto il 9 gennaio dalla conversazione con Giulio Spiazzi della piccola scuola libertaria Kether di Verona ed il 20 febbraio da quella con Francesco Codello, noto promotore dell'educazione libertaria, che erano state immaginate come un graduale accompagnamento alla scoperta dell'educazione libertaria, sia da un punto di vista pratico che teorico.

 

Prendere coscienza 

 

All'inizio dell'incontro, abbiamo cercato di mettere in luce un fatto essenziale dell'educazione libertaria, nonché della nostra proposta come Pissacani: ovvero, di come noi non si abbia intenzione di convincere della bontà di quanto stiamo proponendo, né tantomeno desideriamo inculcare o vendere proponendoci come degli esperti (e molto vi sarebbe da dire sull'abuso dei titoli "dottore / dottoressa" per acquisire un'autorevolezza che nasconde un desiderio di autorità) o, peggio, dei messia, ma bensì di stimolare quelle riflessioni, quelle analisi che, quasi come nella maieutica socratica, dovrebbero far emergere nell'intimo delle persone - genitori in primis - con cui entriamo in relazione la presa di coscienza che un'educazione radicalmente differente è non solo possibile, ma anche e soprattutto necessaria.

La necessità di un nostro accompagnamento attivo a questa presa di coscienza - che può avvenire come no e sicuramente in tempi diversi per ognuno, sia esso/a genitore od educatore - è data dalla sostanziale alterità di una proposta educativa libertaria rispetto alle costruzioni mentali riguardo come dev'essere l'educazione (e la società nel suo complesso) cui tutti, in un modo o nell'altro, siamo stati formati a pensare: il nostro accompagnamento è, quindi, verso idee che sono abitualmente aliene e che vengono rifiutate per il loro rimettere in discussione tutto, fin dalle radici, non solo dalle istituzioni (statali, laiche, religiose che siano), ma anche dalle altre proposte educative che noi riteniamo essere solo apparentemente alternative; ed è quindi, in un certo senso, un accompagnamento verso la liberazione dalle prigioni dell'immaginario in cui, fin dall'infanzia, siamo stati costantemente ed inconsapevolmente imbrigliati.

 

Già il semplice fatto di non volerci proporre come un servizio offerto da degli educatori ed insegnanti illuminati e capaci, né tantomeno come una committenza di genitori riuniti in una scuola parentale che si rivolgono a degli insegnanti per l'educazione dei propri figli, è un elemento che scardina rispetto alle abituali modalità di intendere un ambiente educativo, alternativo o meno che sia: noi, infatti, vogliamo piuttosto proporre una comunità da costruire che sia vera ed eterogenea unione visceralmente paritaria, libera, solidale, equa, responsabile, impegnata, autogestita, nonviolenta, onesta, libertaria abitata da genitori, accompagnatori e, naturalmente, bambini.

Tanto più quando a questo fattore si aggiunge il nostro desiderio di accompagnare i bambini, i ragazzi ad essere ciò che essi scoprono di voler essere, senza imprigionarli in costruzioni di pensiero e di prassi vissute predeterminate come necessarie per il loro dover essere qualcosa scelto come desiderabile da degli adulti (istituzioni d'ogni tipo, pedagoghi, insegnanti, famiglie stesse - e qui andrebbe sottolineato quanto molte esperienze di home schooling nascondano un desiderio di plasmare i figli entro i recinti delle convinzioni filosofiche/religiose dei genitori, anziché favorire un loro autonomo sviluppo che può anche essere totalmente contradditorio rispetto alle aspettative genitoriali): e questo accompagnamento ad essere è visto come punto di congiunzione tra la volontà di offrire un contesto educativo migliore, felice, realmente utile ai bambini ed ai ragazzi con la volontà di cambiamento della società nel suo insieme, come azione politica (e qui noi non ci stancheremo mai di ricordare come, in qualunque modo la si pensi, educare è far politica).

Bambina che soffia i pissacaniE un ulteriore elemento di scardinamento delle abitudini di pensiero consolidate è dato dalla nostra intima convinzione (supportata dalle esperienze di quelle scuole libertarie che ci hanno preceduto in Italia e nel mondo) di come l'educazione libertaria sia indissolubilmente legata alla propria struttura organizzativa stessa: ovvero, una nonscuola, per il semplice suo essere comunità libertaria, è già intrinsecamente educazione, prima ancora che per la modalità in cui vengono trasmesse nozioni e saperi e che noi intendiamo come apprendimento, moto proprio di bambini e ragazzi che emerge da quei meccanismi di incidentalità, di integralità che son stati affrontati nelle precedenti conversazioni, più che come insegnamento calato dall'alto, dall'adulto. Ciò emerge con evidenza per il fondamentale atto del cerchio decisionale, dell'assemblea in cui tutti i partecipi alla comunità, siano essi bambini, ragazzi od adulti (accompagnatori o genitori), hanno pari dignità di espressione dei propri punti di vista ed opinioni all'interno di un processo di ricerca di un consenso unanime e di risoluzione nonviolenta dei conflitti che rispetti le emozioni, le esperienze, le necessità, i trascorsi culturali di ognuno, laicamente ed arricchendosi reciprocamente nell'eterogeneità di una società complessa, pur se dimensionalmente limitata ed in qualche modo protetta com'è una nonscuola libertaria.

 

La nonscuola libertaria, cioè, può essere intesa come un contesto in cui avvengono al tempo stesso e legandosi indissolubilmente due fondamentali fenomeni: il non imprigionamento dei bambini e dei ragazzi secondo quegli schemi rigidi del dover essere calato dall'alto, dal mondo degli adulti; la progressiva, faticosa, a volte sicuramente intimorente liberazione degli adulti dal proprio personale dover essere cui sono andati soggetti dall'infanzia e che hanno talmente assimilato da confonderlo con il proprio essere.

Facile è comprendere per tutti come il processo più difficile all'interno di una comunità autoeducante libertaria sia proprio quello che coinvolge gli adulti, disabituati al confronto onesto con altre persone, facilmente propensi a cadere nele logiche competitive dominanti anziché ricercare la collaborazione, rigidi e dogmatici nelle proprie convinzioni e sordi a proposte che destabilizzano le proprie convinzioni... e, davvero sovente, incapaci di assumersi responsabilità nei confronti propri e della comunità nel complesso! Da cui la necessità, come già detto, di un lavoro di accompagnamento mirato per gli adulti, un surplus di lavoro ahinoi necessario e che riguarda anche gli accompagnatori stessi ed il loro bisogno di autoriflettere confrontandosi tra di loro sulla propria attività nella nonscuola, oltre che ovviamente i genitori.

 

Non confondersi con l'educazione che libertaria non è

 

Forse per amor di polemica, ma sicuramente per rimarcare al meglio la nostra radicale differenza, abbiamo fatto un confronto con una scuola "alternativa" che attualmente sta prendendo piede e a breve si avvierà anche a Padova, ovvero la scuola Hobbit: partendo da una lettera pubblicata dalla coordinatrice ed in cui viene abbozzato un condivisibile confronto tra home schooling, non a caso spesso a carico delle mamme casalinghe e quindi entro le prigione dei ruoli di genere culturalmente costruiti, e scuola parentale (quest'ultima formulazione quella che più si avvicina nell'organizzazione e nella pratica comunitaria alla nostra nonscuola libertaria), ne abbiamo sottolineate le caratteristiche che la rendono diametralmente opposta, pur se "alternativa" alle scuole tradizionali sia statali che private, rispetto all'educazione libertaria.

Nonostante ogni tentativo di apparire diversamente, infatti, l'adultocentrismo, la volontà di imporre un dover essere emerge con prepotenza e non solo per le modalità in cui viene trasmesso il sapere, vedasi per esempio la maestra (per forza femmina?) unica alle elementari, piuttosto che per l'aderenza rigida e dogmatica a dei valori di parte (cattolici in questo caso, ma noi saremmo altrettanto critici anche nei confronti di scuole di indottrinamento anarchiche!), ma anche per quel lampante desiderio, che emerge fin dal cuore, di "formare la futura classe dirigente di questa decadente società". Questa, per noi, è proprio la negazione della costruzione libera di un proprio personale essere da parte dei bambini e dei ragazzi!

 

Ma a Padova... come sarà?

 

Durante l'incontro abbiamo poi cercato di spiegare come vorremmo, nella pratica, dar forma alla nonscuola di cui l'essenza abbiamo accuratamente espresso nel nostro manifesto.

Senza andar qui a ripetere nel dettaglio le immagini che abbiamo portato e che cercheremo di esprimere man mano sempre più concretamente nella pagina La nonscuola di questo sito, nonché soprattutto nelle riunioni che nei prossimi mesi rappresenteranno la colonna portante dell'avvicinamento all'avvio della nonscuola, possiamo a sommi capi spiegare che essa, la cui nascita ufficiale è prevista a fine giugno 2015 con un centro estivo che poi si tramuterà senza soluzione di continuità in nonscuola durante l'autunno, assumerà le forme rese possibili dalle nostre risorse e capacità, nonché dalle contingenze ambientali e temporali.

Un sacco di pissacani...Se, cioè, desideriamo sicuramente di aprirci all'età della scuola primaria e ad un buon numero di bambini, magari di origini ed estrazioni sociali diverse per costituire elementi importantissimi di confronto ed arricchimento reciproco, al momento ci rendiamo conto di essere in grado di poter offrire inizialmente la nostra proposta con certezza, in sicurezza, senza sperimentare pericolosamente sulla pelle dei bambini ed in coerenza con la natura rigorosamente libertaria della nostra nonscuola ad un numero limitato di bambini tendenzialmente di età compresa tra i 3 ed i 6 anni, con una maggior apertura riguardo l'età durante i mesi estivi.

Analogamente, la nostra proposta acquisirà economicamente le forme rese possibili dalla mediazione tra le necessità di avere un numero congruo di accompagnatori (un minimo di due e rispettando proporzioni di un accompagnatore ogni cinque, massimo dieci bambini), le loro ovvie esigenze di ricevere almeno un rimborso per le spese ed il desiderio di rifiutare l'elitarismo, il rischio di avviare cioè un'esperienza per sole famiglie ricche ed invece cercando d'essere nonscuola libertaria popolare. Stando ad alcune analisi preliminari, riteniamo plausibile che per ogni bambino vi sarà, di media, la necessità di richiedere "rette" comprese tra i 250 ed i 350 €.

 

Lapalissiana, da quanto sopra espresso, è la comprensione di come più si allargherà la comunità educante libertaria e più si apriranno possibilità, in virtù dalle maggiori capacità e risorse a disposizione!

E ovviamente, per noi è chiaro e non possiamo che ribadire un concetto molto forte: la nostra esperienza educativa sarà libertaria... o non sarà! Non siamo disponibili ad avviare scuole semplicemente "alternative", piuttosto che offrirci come precettori in scuole parentali: casomai, qualora le condizioni fossero tali affinché la nonscuola non riuscisse a prendere il volo quest'anno, preferiremmo continuare ad agire affinché tali condizioni si realizzino e noi si possa avviare, finalmente, la nonscuola libertaria!

 

Superare le paure

 

A questo punto del discorso ritorna centrale la presa di coscienza dei genitori riguardo l'educazione libertaria e la sua necessità, per i loro figli, per loro stessi ed anche con uno sguardo che trascende il limitato confine della propria famiglia per spaziare verso dimensioni sociali più ampie: da cui, conseguentemente, la loro reale volontà di compiere il salto di qualità per un vero e costante impegno personale e responsabile per dar sbocciare prima e far fiorire poi la nonscuola libertaria.

Ci siamo resi conto come oggettivamente a Padova si stia compiendo il percorso più difficile: quello, cioè, che origina da degli insegnanti ed educatori e sostenitori dell'educazione libertaria e che prova ad accendere stimoli, riflessioni, "luci" nei genitori, quasi obbligati proprio in quella forma di convincimento che come detto in apertura d'articolo rifiutiamo.

Più facile ci è sembrato, da quanto ascoltato dalla viva voce dei protagonisti che hanno avviato o stanno avviando esperienze d'educazione libertaria in altre località italiane, il percorso che invece origina da dei genitori che autonomamente prendono coscienza e che ricercano poi successivamente la collaborazione degli accompagnatori, piuttosto che l'ottimo assoluto di quella strada che fin dall'inizio vede la collaborazione stretta tra genitori ed accompagnatori.

Prendere coscienza... 

I motivi per cui ciò avviene a Padova in queste modalità particolarmente ostiche pensiamo siano vari: dalla pura e semplice casualità di letture ed incontri che genitori in altre parti d'Italia più che qui hanno fortuitamente avuto modo di sperimentare; per le caratteristiche sociali e culturali di Padova, dominata da delle tradizioni molto forti (cattoliche, post-marxiste, ora anche grettamente identitarie) che tendono ad occupare gli spazi delle alternative, soffocando le voci fuori del coro com'è la nostra; e non possiamo trascurare anche i nostri errori nella comunicazione di stimoli che si sommano ad imprevisti ambientali - chi si poteva immaginare, per esempio, che molte persone avrebbero incontrato serie difficoltà a raggiungere i nostri incontri per problemi di parcheggio serale? -.

Ma forse, più di tutto, il problema principale è il vivere in una società dominata dalla paura, che porta a rinchiudersi in sicurezze limitate e limitanti anziché ad aprirsi al rischio del confronto con l'inconsueto, con la novità, con qualcosa di altro e diverso e destabilizzante e che può anche essere occasionalmente scontro.

Per non parlare, poi, di quelle paure di perdere il controllo dei propri figli, quasi come se i figli fossero proprietà dei genitori, tipiche di ampie fascie di genitori, specialmente in contesti di home schooling che più che atti di amore sembrano quasi rifiuto da parte degli adulti di accettare l'interruzione del cordone ombelicale, trasformandolo inconsciamente in un cappio che anziché consentire ai figli di diventare ciò che essi vogliono liberamente essere li costringe nelle prigioni del dover essere imposto dalle proprie famiglie.

 

A questo punto la domanda è ovvia: come superare queste paure bloccanti? Secondo noi, proprio con quella presa di coscienza in primis dei genitori tramite stimoli e riflessioni ed il nostro accompagnamento lento e faticoso e attivo all'educazione libertaria... e il cerchio, finalmente, si chiude.

E proprio per aiutare i genitori a fare questo doppio salto mortale carpiato verso l'educazione libertaria noi Pissacani stiamo organizzando una nuova conversazione, in cui questa volta far udire la voce di chi è genitore e questo salto l'ha fatto. Proprio genitori come voi, con i medesimi problemi di tempi, di soldi, con lo stesso amore per i propri figli e lo stesso desiderio di offrire loro un'educazione che li aiuti a realizzarsi e ad essere felici, di qualità, radicalmente altra: per l'appunto, l'educazione libertaria.